Vampiro
Non so se il vampiro è un narcisista
o un narcisista è un vampiro.
Si dice che il vampiro non abbia riflesso,
tempo fa, il mio l’ho visto.
Passando davanti agli specchi
vedevo un riflesso che mi piaceva:
nitido, brillante, quasi invincibile.
Non sapevo fosse un’illusione,
un trucco della penombra che
mi teneva al caldo mentre succhiavo
attenzioni, sorrisi, energie,
da chi mi stava accanto.
Il vampiro cammina silenzioso,
si muove furtivo nell’ombra,
nelle tenebre delle notti più buie
perché alla luce del sole scompare
e si scioglie come cera colpevole.
Vive di sangue altrui,
di linfa presa in prestito, rubata,
lasciando le vittime in piedi,
convinte di essere ancora vive.
Ho sempre creduto che il vampiro,
creatura delle tenebre e delle fantasie
vivesse solo nelle favole.
Poi ho scoperto che il vampiro
era più vicino, abitava anche in me.
Non aveva zanne,
non aveva mantelli,
non lasciava ferite visibili.
Era una fame sottile, una mancanza
che non sapevo di avere.
Ogni volta che qualcuno mi offriva
attenzione, calore e presenza,
io la bevevo senza accorgermene,
come se fosse l’unico modo per calmare
la paura di non essere visto.
Il narcisista vampiro non succhia sangue,
succhia conferme, ha bisogno
di specchi che lo rimandino intero,
perché dentro si sente frantumato.
E così si aggira nell’ombra,
non per malvagità, ma perché teme
che la luce riveli il suo vuoto,
la crepa, la fragilità che tenta
di nascondere anche a se stesso.
Il narcisista non è altro che un vampiro
che non sa di esserlo.
Non vede il proprio riflesso perché
non ha il coraggio di guardarlo davvero.
E anch’io, per anni,
ho attraversato stanze di specchi
senza riconoscermi.
Mi piaceva ciò che vedevo,
ma era un’immagine costruita,
un riflesso che viveva solo al buio.
Poi qualcosa si è incrinato.
Una luce, piccola, ostinata,
ha iniziato a filtrare nelle mie notti.
All’inizio l’ho odiata:
bruciava, mi esponeva,
mi mostrava quelle parti di me
insopportabili.
La vergogna è stata violenta,
come un risveglio forzato.
Ma era vera e sincera.
E la verità, anche quando fa male,
è l’unica che non ti prosciuga,
che non ti colpisce alle spalle.
Ho capito allora che il vampiro
non muore con un paletto nel cuore,
ma con un atto di coraggio:
guardarsi davvero dentro.
Accettare la propria fame,
riconoscerne l’origine,
e smettere di nutrirsi degli altri,
assecondando il proprio vuoto.
Ora la luce non mi uccide più.
Mi attraversa senza bruciarmi.
Certo che sono più vulnerabile,
ma sono anche un uomo più libero.
La luce non perdona,
mi mostra come sono,
mi restituisce l’immagine che ho
evitato per anni, vedo negli specchi
un volto imperfetto, ma non più
un’ombra affamata.
Un volto che non ha bisogno di rubare
per sentirsi vivo.
Ora lascio gestire al mio ego alla
mia neonata empatia,
quella che fa rabbrividire gli esseri
delle tenebre ma rende noi umani
più belli, più veri, più vivi.
Le scorciatoie restano tentazioni,
miraggi per chi non vuole cambiare.
Io ho scelto la strada lunga,
quella che passa attraverso
la consapevolezza, la responsabilità,
la sofferenza.
Quella che fa tremare i vampiri,
ma salva gli uomini.
Vampiro testo di MauroZani